Mi incuriosiscono le cose che cambiano. E ancora di più le persone che cercano di capirle.
Sono Maria Paola Cordella. Mi occupo di divulgazione sull'AI applicata alla formazione e all'educazione digitale.
Se incontro qualcosa che non conosco e che, per qualche motivo, entra nella mia vita, difficilmente riesco a fermarmi alla superficie. Può essere una passione, una nuova tecnologia, una fase della vita o una domanda che continua a tornarmi in mente. Mi piace studiare, fare domande, verificare quello che scopro, metterlo alla prova e capire come funziona davvero.
Negli anni quella curiosità mi ha portata a lavorare nella comunicazione, nel giornalismo, nella formazione e nei progetti editoriali. Ho scritto, insegnato, progettato percorsi, costruito contenuti e seguito l'evoluzione del digitale da prospettive diverse. Cambiavano gli strumenti e i contesti, ma restava la stessa domanda: capire come funzionano le cose e trovare un modo per renderle comprensibili anche agli altri.
Quando è arrivata l'intelligenza artificiale, ho fatto quello che faccio sempre quando qualcosa mi incuriosisce: ho iniziato a usarla.
Ho sperimentato possibilità che fino a poco prima sembravano impensabili, ma anche limiti, errori e momenti di frustrazione. Ho imparato che una risposta ben scritta non è necessariamente una risposta corretta e che, spesso, la qualità del risultato dipende molto più dalle domande che poniamo che dallo strumento che utilizziamo.
Nel frattempo osservavo quello che succedeva intorno. Da una parte c'era chi presentava l'AI come la soluzione a ogni problema. Dall'altra chi la descriveva come una minaccia destinata a farci perdere la capacità di pensare. Sentivo che nessuna di queste due narrazioni raccontava davvero la complessità.
Così ho continuato a studiare, a confrontare fonti, a seguire percorsi di formazione, a ottenere certificazioni e, soprattutto, a sperimentare.
A poco a poco la domanda è cambiata. Riguardava il modo in cui scegliamo di usare questi strumenti e ciò che vogliamo continuare ad affidare al nostro giudizio, al senso critico e alla responsabilità.
Per me la risposta è sempre la stessa: il giudizio, il senso critico, la responsabilità, la curiosità e la capacità di fare domande.
Per questo oggi, quando parlo di intelligenza artificiale, non insegno soltanto come funziona. Cerco di aiutare le persone a capire come usarla senza rinunciare a ciò che le rende insostituibili.
L'intelligenza artificiale oggi occupa gran parte del mio lavoro, ma non esaurisce i miei interessi. Continuo a occuparmi di educazione digitale, comunicazione e di alcuni fenomeni della cultura contemporanea. Mi appassionano i temi che cambiano il modo in cui viviamo, impariamo e lavoriamo, e cerco di affrontarli sempre con lo stesso approccio: osservare, capire, verificare e poi condividere.
Probabilmente sarà così anche in futuro. Cambieranno gli strumenti, cambieranno le domande, cambieranno i contesti. La curiosità, invece, continuerà a indicarmi la strada.
Credo che comprendere ciò che cambia sia uno dei modi migliori per sentirsi meno spettatori e più protagonisti del proprio tempo.
Socia AIPIA — Associazione Italiana Professionisti dell’Intelligenza Artificiale.